Arci Tavola Tonda - siae

ARTISTE SELEZIONATE PER LA RESIDENZA

Sono state selezionate le seguenti candidate per la partecipazione alla residenza artistica NINFE, MENADI, BACCANTI. VOCI E RITMI AL FEMMINILE NEL MEDITERRANEO.

1. SOFIA ABBATI
2. MARTA ALLEGRA
3. SIMONA ALLEGRA
4. AURELIA ALONGE PROFETA
5. AMBRA CANNAVÒ
6. FEDERICA CASTELLI
7. VIVIANA DI BELLA
8. LIVIA GIAFFREDA
9. VALENTINA PADELLINI
10. MILENA PAVAN
11. ROBERTA SCELTA
12. LEA WALTER
13. GIORGIA GIANI

NINFE, MENADI, BACCANTI. Voci e ritmi al femminile nel Mediterraneo

Alle origini della tradizione musicale e teatrale occidentale troviamo il coro greco, un ‘personaggio collettivo’ che intona canti in onore di Dioniso e che si muove, danza, canta all’unisono. Il coro della tragedia greca del periodo classico era formato da soli uomini, eppure esso è nato sull’archetipo dei cori di Ninfe e Muse, da cui precedentemente erano nati anche i cori di donne che nel mondo greco arcaico si esibivano nelle feste rituali dedicate alle divinità. Così, prima che gli uomini si appropriassero in maniera esclusiva del luogo rituale in cui venivano narrate le storie della comunità, le donne sono state le originarie percussioniste, danzatrici, cantanti e narratrici, come attestano i ritrovamenti archeologici. Nel Mediterraneo le percussioni, suonate da donne, erano legate al culto di divinità femminili come Cibele, Ishtar, Iside e in Sicilia percussioni, strumenti e canto sono collegati al culto di dee come Atena, Artemide, Demetra, Persefone. Quando a questi culti si è sovrapposto quello tributato a Dioniso le Ninfe, figure di origine pregreca, si sono trasformate in Baccanti.
Ninfe e Baccanti erano, oltre che figure mitologiche, anche donne in carne ed ossa e la relazione tra percussioni, voce e dinamiche comunitarie è ancora oggi inestricabilmente congiunta con il mondo femminile del sud Italia (l’antica Magna Grecia).
In una linea ininterrotta - con attestazioni nel Mediterraneo risalenti al III millennio a.C. e in Sicilia dal VI secolo a.C. - le donne hanno continuato a cantare e suonare le percussioni in contesti che si sono trasformati da riti cultuali a performance musicali. La pratica del tarantismo ha avuto origine da questi culti e così è stato anche in Sicilia (infatti, fino al secolo scorso nell’isola il tamburo a cornice era uno strumento prettamente femminile).
Il lavoro che verrà proposto - integrato dalle competenze e capacità personali delle singole partecipanti - prediligerà la creazione e l’espressione artistica concepita in gruppo, per imparare a misurarsi con, e a padroneggiare, i meccanismi della creazione collettiva, differenziandosi così dall’omologazione culturale in cui ci si forma e ci si presenta come performer solisti: il Mediterraneo è stato ed è tuttora, infatti, il “mare della vicinanza”, in cui la cultura è prosperata grazie all’incontro e allo scambio.
Tale metodologia di lavoro, che sta alla base della comunicazione e dei meccanismi di creazione di comunità, potrà essere poi riproposta, dalle partecipanti, durante il prosieguo della loro attività lavorativa, al fine di riprodurre e moltiplicare le possibilità di creazione di collettivi artistici, con benefiche ricadute anche sul piano sociale dei territori di appartenenza.

PROGRAMMA DELLA RESIDENZA ARTISTICA 

Le due sessioni di residenza coinvolgeranno lo stesso gruppo di artiste che si confronterà, nei due momenti, con differenti insegnanti, metodi e repertori. Il lavoro proposto - integrato dalle competenze e capacità personali delle singole partecipanti - prediligerà la creazione e l’espressione artistica concepita in gruppo, per imparare a misurarsi con, e a padroneggiare, i meccanismi della creazione collettiva: il Mediterraneo è stato ed è tuttora, infatti, il “mare della vicinanza”, in cui la cultura è prosperata grazie all’incontro e allo scambio. Tale metodologia di lavoro sta alla base della comunicazione e dei meccanismi di creazione di comunità, ed è pensata per riprodurre e moltiplicare le possibilità di creazione di collettivi artistici anche nei territori di appartenenza delle artiste. 

Le partecipanti saranno accompagnate lungo tutto il percorso da due tutor/docenti che garantiranno la continuità e la coerenza dell’offerta formativa proposta e faciliteranno la realizzazione delle performance finali di ciascuna sessione. 

 

PRIMA SESSIONE 

16 – 30 Novembre 2019

Fase 1. Introduzione e formazione del gruppo
tutor/docenti Barbara Crescimanno e Michele Piccione.

Studio introduttivo alle tecniche corali del movimento ritmico, di vocalità e canto, sui tamburi a cornice e con piccole percussioni (castagnette, conchas, zagat, etc). 

A partire dal movimento ritmico si lavorerà: sulla percezione fisica e sull’utilizzo del movimento come produttore di suono ritmico e del corpo come mezzo di comunicazione; sulla respirazione e sulla capacità di produrre vocalmente suoni articolati, melodici e ritmici; sull’utilizzo del corpo come percussione; sulle basi delle tecniche sul tamburo a cornice; su poliritmie percussive con idiofoni di varia provenienza culturale.

Questa prima parte di lavoro ha il duplice scopo di introdurre le tecniche performative da un lato, ma anche di creare le basi del lavoro d’ensemble che è necessario alla creazione di un ‘coro’: ascolto reciproco, armonizzazione delle voci, incastri ritmici, dinamiche di interazione tra le partecipanti e tra solista e coro. Questa combinazione di esperienze sonore, fisico-motorie ed espressive porterà a gestire simultaneamente ritmi, suoni e movimenti in un insieme poliritmico tra voci e percussioni.  

Alle lezioni pratiche si affiancheranno alcuni momenti teorici sulle tematiche affrontate, principalmente legate alla figura delle donne percussioniste e alle sue trasformazioni storiche e alle sopravvivenze antropologiche in territorio mediterraneo. Queste lezioni aiuteranno le partecipanti ad addentrarsi in quel mondo tecnicamente, culturalmente ed antropologicamente complesso che sta alle radici della musica tradizionale mediterranea. 

 

Fase 2. Approfondimento  

Le partecipanti approfondiranno il lavoro in due stage intensivi con docenti esterni.

Durante la prima sessione si prevedono: 

Body Percussion con Simone Mongelli

L’uso del corpo come uno strumento a percussione per produrre suoni e ritmi senza l’ausilio di alcun oggetto esterno. Il ritmo ha una profonda radice somatica: ogni ritmo ha una propria struttura, un proprio movimento intrinseco, un proprio “corpo”, come nella musica tradizionale, con la stretta relazione tra gli accenti ritmici ed i passi delle danze ad essi connesse. Partendo dalle musiche tradizionali, concependo il ritmo somaticamente e non teoricamente, si possono riscoprire e risvegliare arcaiche memorie musicali. La musica corporale è una disciplina artistica e un potente strumento formativo sulla coordinazione, l’interazione, la sincronizzazione. A partire dalla conoscenza di ritmi tradizionali mediterranei, si lavorerà individualmente sul proprio corpo (tempo musicale, coordinazione, consapevolezza, controllo del gesto, concentrazione, indipendenza degli arti...); sulle dinamiche di gruppo (poliritmia, unisono, sincronizzazione, collaborazione, creazione collettiva, contributo del singolo al gruppo...); sulla dimensione teatrale del gesto; sull’accompagnamento ritmico del canto. 


Canto sensibile.
Laboratorio di canti tradizionali del mondo e movimento espressivo, con Camilla Dell’Agnola

Una esperienza pratica per indagare la propria voce a partire dal corpo. Essere consapevoli del respiro, sviluppare un ascolto sensibile, riconoscere le abitudini e i blocchi che ostacolano o inibiscono la comunicazione di parole, pensieri, bisogni ed emozioni per arrivare alla naturalezza del danzare e cantare insieme. Divertirsi a far fluire la propria voce nel ritmo, nella melodia e nella semplice polifonia di uno o più canti del repertorio tradizionale di diverse culture del mondo. I canti saranno trasmessi oralmente, cioè senza l’ausilio della partitura scritta della musica e delle parole in modo da facilitare un apprendimento corporeo e immediato da persona a persona. Proposte sensoriali e di movimento espressivo per sviluppare un movimento spontaneo, il senso del ritmo e della pulsazione individuale e in gruppo. Elementi del metodo Linklater per sviluppare una consapevolezza nell’uso della voce parlata e cantata. Apprendimento orale di canti tradizionali di diverse tradizioni del mondo (senza bisogno di avere competenze musicali specifiche) nella funzione del solista e di un coro.  

 

Fase 3. Elaborazione e Restituzione

Si prevede l’elaborazione da parte delle partecipanti, sotto la supervisione dei tutor, di azioni performative a partire dalle tecniche e dalle metodologie studiate, per creare un evento sonoro-ritmico in movimento, adatto a spazi aperti, che permetta il superamento della cosiddetta ‘quarta parete’ di separazione tra artisti e pubblico.

 

SECONDA SESSIONE

16 – 29 MARZO 2020

 

Fase 1. Consolidamento formativo
tutor/docenti Barbara Crescimanno e Michele Piccione

In questa fase si svilupperà il percorso iniziato durante la Prima Sessione: a partire da un ripasso delle tecniche affrontate nell’incontro precedente, si approfondiranno sia la tecnica siciliana su tamburo che le metodologie di lavoro d’ensemble. Dal lavoro di ascolto e armonizzazione delle voci e dei ritmi percussivi si passerà allo studio delle dinamiche di improvvisazione solista e di gruppo. 

 

Fase 2. Approfondimento

Durante questa sessione si prevedono i seguenti momenti di approfondimento:

La ritmica e la voce nel canto tradizionale salentino a struttura polifonica, con Anna Cinzia Villani

Il canto etnico favorisce il rafforzamento dell’identità geografica e culturale sia quando si tratti di una monodia che quando ci si accosta ad un canto corale. Il canto collettivo induce ad amministrare la propria voce e a regolarla a seconda dell’ambiente intorno. È un’esperienza di studio e di divertimento che armonizza noi stessi e il nostro suono, insieme agli altri e al loro suono.  Questo approfondimento è ideato perché si comprenda non solo l’importanza e il valore culturale del canto tradizionale salentino ma anche le sue particolari tecniche e peculiarità, e oltre a questo, la creatività che si può originare dall’uso della voce in generale come strumento vero e proprio. Si tratta di un graduale percorso di studio del vasto materiale etnografico salentino, per apprezzarne e apprendere i dettagli che spesso sfuggono all’ascolto superficiale, e poi passare ad una esplorazione del suono vocale nel tentativo di contestualizzare i canti ricreando delle atmosfere ispirate ai suoni naturali o domestici nei quali essi avevano luogo. Il tutto supportato dalla conoscenza degli aspetti tecnici che consentono al canto di essere correttamente eseguito.


Il tamburo di dentro
. Cicli ritmici in movimento ed incontro con lo strumento, con Nando Brusco 

Il ritmo è definito come la disposizione dei suoni nel tempo. Esso è un riferimento: la scansione regolare e primaria dei battiti. Sarà questo il punto di partenza, con il corpo intento a riprodurre tale scansione. Lo farà attraverso una serie di esercizi che - seguendo un processo di tripartizione (piedi, mani, voce) - permetteranno il dispiegarsi dei suoni nel tempo e nello spazio.  

 

Fase 3. Elaborazione e Restituzione

La terza parte della sessione prevede nuovamente l’elaborazione da parte delle partecipanti, sotto la supervisione dei tutor, di azioni performative per la creazione di uno o più eventi sonoro-ritmici in movimento, secondo uno schema a struttura ‘aperta’ in cui il pubblico venga coinvolto come partecipante attivo della performance.

© 2019 Arci Tavola Tonda